Hanno poco di cui ridere, anzi sorridere, i dentisti italiani, che costituiscono una delle categorie più danneggiate dall’epidemia e dalla misure volte a contenere il contagio. Sui bilanci degli studi odontoiatrici, che rappresentano delle micro-imprese e quindi sono per definizione vulnerabili, non ha pesato soltanto la paralisi primaverile che di fatto ha congelato l’attività per tre lunghi mesi, limitandola ai trattamenti improcrastinabili, ma gravano pure i timori dei pazienti, che sono restii a prendere appuntamento sia per il terrore di infettarsi sia per la paura di ritrovarsi senza risorse economiche. Insomma, il periodo è incerto e si risparmia tagliando persino spese che riguardano la salute.

Si prevede che pure nel 2021 un italiano su quattro, nella fascia di età dai 20 ai 74 anni, per motivazioni finanziarie farà a meno delle cure dentali, addirittura in caso di necessità. Le famiglie con figli di età compresa tra i 6 e i 19 anni sono quelle meno propense a rinunciare a visite di controllo, apparecchi e pulizia periodica: si fa di tutto al fine di garantire alla prole una bocca sana.

Non ha giovato l’invito, diramato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso agosto, a rimandare i trattamenti odontoiatrici non urgenti allo scopo di arginare il contagio. Raccomandazione che ha mandato su tutte le furie l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), la quale ha ribadito che negli studi odontoiatrici italiani vengono scrupolosamente osservate le efficaci procedure profilattiche stabilite dal ministero della Salute.

Si stima che il calo del fatturato nel 2020 sarà del 30%, però ciò che più inquieta sono le prospettive future, che dipendono dall’atteso peggioramento della situazione sanitaria a gennaio prossimo, sotto la spinta di quella che è già definita terza ondata di coronavirus.

Durante il lockdown meno del 10% della popolazione si è recata dal dentista, sebbene oltre 10 milioni di italiani abbiano avuto problemi ai denti, 3 milioni dei quali hanno aggravato la condizione del proprio cavo orale per non avere potuto o voluto rivolgersi ad uno specialista (ricerca realizzata su incarico di SIdP). Piuttosto che correre il pericolo di beccarsi il Covid-19 la gente preferisce sopportare il dolore e servirsi di medicinali che alleviano la sofferenza ma che non risolvono la problematica.

Eppure lo studio del dentista è un ambiente sicuro, tanto che da indagini condotte negli Stati Uniti e anche in Spagna emerge che il rischio di infezione da coronavirus è inferiore per il personale odontoiatrico rispetto a tutto il segmento degli operatori sanitari. Si ritiene che questo dipenda dalla circostanza che i dentisti negli ultimi anni hanno sempre più implementato i protocolli di protezione, rafforzando la sterilizzazione degli strumenti e prestando particolare attenzione al lavaggio accurato delle mani. Dunque, nonostante la prossimità che si crea tra paziente e medico, il quale praticamente lavora piegato su bocca e vie respiratorie del cliente, i casi di contagio in questo settore si attestano in numerosi Stati sotto l’1%. Insomma, quantunque nessun ambiente sia a rischio zero, l’ambulatorio dentistico si può considerare abbastanza sicuro.

Tuttavia, gli italiani si guardano bene dal fissare una visita. E non soltanto per l’esigenza di ridurre uscite e consumi in vista di una crisi che si annuncia devastante. Dal momento che l’utilizzo del dispositivo di protezione individuale è obbligatorio all’aperto e al chiuso, i nostri denti, che siano bianchi, gialli, neri, storti o dritti, se ne stanno bene occultati sotto la mascherina e non c’è alcuna possibilità di esporli, talvolta con un certo imbarazzo.

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