Una cosa mi colpì profondamente all’indomani della macelleria del 7 ottobre del 2023. Voglio parlarvene. È qualcosa di cui questa società distratta, anzi sopita, non si è accorta. Ma io ho visto. Io non dimentico.

Centinaia di uomini e di donne, di giovani e di anziani, di bambini, neonati inclusi, erano appena stati massacrati, mutilati, stuprati, torturati, sequestrati dalle milizie di Hamas, ossia dai soldati della Jihad, quelli che combattono la Guerra Santa contro noi “infedeli”, bianchi, ebrei, europei, italiani inclusi, americani, colpevoli di essere cristiani, e cosa accadeva nelle nostre città dell’Occidente libero, Milano inclusa?

Ecco cosa accadde nelle nostre metropoli, anche davanti al duomo di Milano, proprio sotto la Madonnina. I nostri ospiti islamici si riunirono per festeggiare il trionfo del terrore, quel bagno di sangue, quella carneficina contro noi occidentali, compiuta sul territorio israeliano.

“Bene gli sta ad Israele!”, “A morte gli ebrei”, “Bene gli sta all’Occidente e agli occidentali”, urlavano palestinesi, libanesi, iraniani, egiziani, di tutto di più, coloro che ci detestano, eppure vivono tra noi. Godevano perché i terroristi avevano compiuto quella strage in nome del loro Dio.

Quei gruppi, mese dopo mese, sono diventati sempre più nutriti, a quella gente si sono aggiunti gli stessi cittadini occidentali, che il sabato scendono in piazza contro Israele, contro gli ebrei. Il germe originario di questi cortei, che si dicono pacifisti, che sventolano bandiere arcobaleno e palestinesi, è quello lì: antioccidentalista, antisemita, anticristiano, terrorista.

Ecco, la guerra santa, la jihad, è questa cosa qui. E siamo in guerra. Tutti. E gran parte di noi sta con il nemico che vuole disintegrarci.

Io non penso che il presidente israeliano sia un santo. Non penso che non siano stati fatti errori. Non penso che sia tutto giusto. Mi fa orrore la guerra. Mi fa orrore che i bambini muoiano. Mi fa orrore che la gente crepi di fame. Mi fanno orrore le bombe. Ma dobbiamo smetterla di considerare Israele quale aggressore e mostro e il suo popolo come criminali da punire, da escludere, da isolare. Ormai sembra che sia moralmente d’obbligo mostrarsi indignati da quello che sta facendo Israele, che occorra dichiarare a chiare lettere di condannare il presidente israeliano, per schivare ogni sospetto di approvazione, sostegno o complicità con il governo israeliano.

Ma Israele sta combattendo una guerra contro il terrorismo islamico, da cui da sempre viene minacciato. Ed è una guerra che ci riguarda molto da vicino. È in corso ovunque. Anche e soprattutto al di fuori di quel fronte.

L’errore di Netanyahu è questo: credere che con le vittorie militari si possa annientare il terrorismo islamico. È una illusione. Purtroppo, le vittorie militari non solo non lo sconfiggono ma addirittura lo moltiplicano. Il terrorismo così non muore, cresce.

Quindi come proteggersi? Cosa fare? L’Occidente dovrebbe compattarsi, smetterla di odiarsi, di considerarsi colpevole, di autodistruggersi, di schierarsi sempre dalla parte di chi ci vuole morti, di chi ci chiama “infedeli”, di chi vuole eliminare le nostre libertà, il nostro stile di vita, i nostri valori, le nostre sicurezze. L’Occidente deve guarire dal suo senso di colpa e di inferiorità.

Dobbiamo smetterla di farci complici, in nome del politicamente corretto e per schivare accuse di razzismo o di islamofobia, di chi intende cancellarci.

Dobbiamo difenderci e aprire gli occhi. Solo con gli occhi aperti potremo vedere chi sono davvero i nostri nemici e chi sono davvero i mostri.

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