Il sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano, il quale è in questi giorni deriso sui social network per avere chiamato “libici” gli abitanti del Libano anziché libanesi, favorendo il legittimo sospetto che egli creda che Beirut sia in Africa e non in Asia, non andrebbe attaccato, bensì aiutato.

Dal momento che i cinquestelle continuano a dare prova di possedere macroscopiche lacune geografiche, risalenti alle elementari, ciascuno di noi dovrebbe contribuire alla creazione di un fondo solidale al fine di pagare loro una scuola serale, da raggiungere facilmente in monopattino dalle varie sedi istituzionali romane in cui essi sono disseminati.

O magari perché non destinare i 300 euro che ciascun eletto pentastellato deve mensilmente versare all’Associazione Rousseau per finanziare un bel corso intensivo di geografia? Non è possibile che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sia certo che Matera sia in Puglia, che la Russia sia un Paese mediterraneo, che Pinochet fu dittatore del Venezuela invece che del Cile e che Napoleone Bonaparte combatté ad Auschwitz. Come non è ammissibile che Danilo Toninelli, allora ministro delle Infrastrutture, discettasse del tunnel del Brennero che non esiste. Ma peggio di Manlio c’è la collega senatrice Elisa Pirro (M5s) che gli ha fatto eco cinguettando martedì sera alle ore 23:56 su Twitter: “Le immagini dell’esplosione avvenuta a Beirut sono sconvolgenti. Esprimo la mia vicinanza al popolo libico e cordoglio per le vittime”.

Ecco la ragione per cui riteniamo che sia nostro dovere, allo scopo di preservare il decoro delle istituzioni, rispedire sui banchi di scuola (ovviamente quelli da loro prediletti, ossia colorati e con le rotelle) i soldatini di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. E pensare che per fare l’addetto alla fotocopiatrice all’interno di uno dei nostri consolati o delle nostre ambasciate sono necessarie lauree e specializzazioni nonché il superamento di un concorso arduo, mentre Gigino, il quale fino all’altro ieri vendeva patatine allo stadio, la Farnesina la guida. Il che fa accapponare la pelle, ma tant’è. Erano i grillini quelli che sproloquiavano di meritocrazia. E menomale! Muniamoli almeno di un tomtom che li possa orientare, o – che ne so – di una cartina geografica, insomma diamo loro una mano perché evitino queste figuracce.

In fondo, che ci piaccia o meno, per quanto ci faccia impallidire questa verità: essi ci rappresentano. Sì sì, è chiaro, digerirlo non è una passeggiata.

Queste ripetute gaffe non sono altro che la punta dell’iceberg di una asinaggine ben più grave e sommersa. Se costoro sbagliano addirittura quando esprimono vicinanza ad un Paese tramite i social, cosa diavolo combinano all’interno dei ministeri? Di quali macroscopici danni si macchiano a nostra insaputa? Codesto dubbio è più che lecito. Ecco perché c’è poco per cui sghignazzare.

Però qualcosa che fa tanto tanto ridere c’è. Il senatore di Azione, Matteo Richetti, il quale faceva parte del Pd, ha twittato ieri mattina: “Ho le chat intasate da amici del partito democratico indignati dopo la gaffe di Manlio Di Stefano sugli “amici libici” di Beirut. Mi scrivono “ma come si fa a continuare a governare con questi?”. Dunque, ricapitolando, i dem si sarebbero lagnati perché hanno come alleati i cinquestelle, che sono dei beoti.

I radical-chic, il cui senso di superiorità è inferiore solo all’ostinazione che dimostrano nel predicare “porti aperti a tutti”, si lamentano poiché – come se fossero costretti a farlo con tanto di pistola puntata alla nuca – governano con i grillini. Tuttavia, potrebbero abbandonarli se soltanto lo volessero. Il punto è che non lo vogliono, anzi se ne stanno abbarbicati alle poltrone e di porre termine al matrimonio di interesse tra i gialli e i rossi col cavolo che se ne parla. Piuttosto i diretti interessati si farebbero ammazzare.

Quindi, perché deplorare i soci se non si è disposti a mandarli al diavolo? Più decoroso sarebbe tacere. Fischiettare. Fare finta di niente. Girarsi i pollici, pratica che risulta in voga tra Camera e Senato, soprattutto da quando il premier ne fa volentieri a meno. Ché poi, se vogliamo dirla tutta, il punto di contatto tra pentastellati e dem risiede proprio nella beata ignoranza.

Non fa forse parte del Pd l’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli la quale qualche giorno fa ha lodato le donne afghane che in patria sostengono concorsi sulla spiaggia (e in Afghanistan non c’è il mare)? Insomma, cari progressisti, quando arricciate il naso nei confronti di coloro a cui date pacche sulle spalle o allorché fingete di provenire da Oxford, ammesso che sappiate dove sia collocata, non siete affatto credibili. Neppure un pochino, no.

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