“La stanza era bianca ed asettica e odorava di disinfettante. Io ero nuda su un gelido letto operatorio, sotto gli occhi dei chirurghi, dei fotografi e di gente curiosa. Mi osservavano impassibili, mi scrutavano muti. Io mi vergognavo da morire e avevo paura, ma ero impotente: non riuscivo a muovermi, a reagire, a coprirmi, ad urlare”, mi racconta Gina Lollobrigida, aggiungendo: “questo sogno mi ha perseguitata ogni notte per decenni”. La sua voce suadente è rotta da un dolore che le nasce dallo stomaco. Non è quella malinconia che avevo avvertito quando Gina mi aveva parlato della sua cara amica Marilyn Monroe, dei viaggi a Hollywood, dell’amicizia con De Sica e con i grandi del cinema ormai scomparsi. È una sofferenza antica eppure la ferita sembra fresca. Lollo vorrebbe arrivare alla radice di quel male, per estirparlo. Ma non ce la fa. Si blocca. Resta in silenzio. Guarda in basso. Ed i suoi occhi si riempiono di lacrime. È una fitta al cuore vedere quei begli occhi tristi. Ha 90 anni Lollobrigida, ma nulla di vecchio è in lei. In questo momento sembra una bambina smarrita e nello stesso tempo una donna, una mamma, una stella che non smetterà mai di splendere.

Gina è una studentessa dell’Accademia delle Belle Arti. È appena uscita da scuola ed aspetta il filobus che la riporterà a casa. Il sole oggi splende su una Roma di cui neanche questo ultimo conflitto mondiale, appena finito, ha offuscato la bellezza e la maestosità. Anzi, sembra meravigliosa più che mai la città eterna. La diciottenne è felice. All’improvviso le sembra che tutto sia perfetto, come questa giornata, come il cielo, come il futuro che l’attende. Il suo cuore è finalmente libero, leggero, pronto ad innamorarsi ancora. Pensa a tutto questo Gina e sorride. Ed ecco che su quella strada passa l’uomo che l’ha ingannata. La ragazza ci ha messo due anni per dimenticarlo e proprio oggi che sente che non gliene frega più nulla di lui, eccolo lì che la saluta gioviale. Com’è strano a volte il destino! Lui è un affascinante calciatore della Lazio. Gina ne era innamorata ed era convinta che fossero prossimi al matrimonio quando aveva scoperto che il tipo era già fidanzato. “Per dignità decisi di chiudere subito quella storia non appena lo seppi, nonostante i miei sentimenti fossero forti”, mi dice l’attrice. Ma torniamo a quel mattino. È mezzogiorno. Gina guarda quel ragazzo e la sua felicità aumenta: non prova più nulla per lui, le è del tutto indifferente. Non potrà più farla soffrire. Non si è mai sentita così forte e libera questa piccola donna. Lui la invita ad una festa: sarà quella sera, ci saranno tantissimi amici. Gina accetta l’invito. Ma quando poi alle 20 arriva nel luogo indicato, non vi trova nessuno. È sola con il calciatore, che continua a rassicurarla sul fatto che a breve giungeranno altri amici e le offre da bere.

Ed è qui che i ricordi della donna si interrompono bruscamente. Il resto è un enorme buco nero nel quale Gina precipita e che la inghiottisce. La pellicola della sua vita ritorna a scorrere quando la diciottenne apre gli occhi.

È nuda. Su un letto. Ma non è nella sua stanza. Si guarda intorno. È confusa. Non riesce a capire perché si trovi lì, senza vestiti, senza biancheria intima, tra quelle lenzuola. Viene aggredita dal terrore. Ed ecco che arriva lui, le dice che è stata male, ha vomitato e lui l’ha messa a letto. Ma perché è nuda? E cosa ci fa lì? Eppure Gina non insiste. Vuole solo tornare dalla sua mamma. È tardi. E quell’uomo deve accompagnarla, quindi non vuole fare altre domande, non vuole tirare fuori tutta la rabbia che sente dentro, forse anche perché ha paura di sapere cosa è davvero successo.

È mezzanotte. Gina è ancora confusa, nel suo letto, ripensa a ciò che è accaduto, cerca di ricostruire tutto, fotogramma per fotogramma, e prova un profondo senso di vergogna. Non si è mai sentita così fragile questa piccola donna.

“Restai frastornata per diversi giorni. Piano piano iniziai a realizzare che quella sera ero stata violentata. Ma era un pensiero che cercavo di ignorare. Volli dimenticare. Per andare avanti. Ero vergine”, mi confida Gina piangendo.

Dopo un anno esatto da quella data, la ragazza incontra il calciatore ad una festa. “In questa occasione, avendo capito che io non ricordavo nulla, decise di rivelarmelo: aveva abusato di me. Restai sconvolta non solo da quella verità, di cui dentro di me ero sempre stata cosciente, ma dalla cattiveria di quell’uomo, di cui ero anche stata innamorata un tempo”, continua Gina, aggiungendo “questa vergogna me la sono portata sempre dietro come un bagaglio pesante. Mi sentivo distrutta e mi sposai in fretta con quello che fu mio marito per superare il trauma, non per amore”.

“Si sente parlare tanto di abusi sessuali nel cinema. Una realtà che esiste, purtroppo. Ma è necessario distinguere lo stupro o la molestia dalla proposta indecente fatta sotto la promessa di un beneficio e che purtroppo in molte accettano. A me è capitato di ricevere questo tipo di promesse o offerte, le ho declinate anche in modo brusco, non mi sono mai sentita vittima degli uomini che hanno provato a portarmi a letto. La violenza sessuale è ben altra cosa. Da quella non ci si può sottrarre. Viene subita. Senza scampo, senza possibilità di scegliere, di tirare due schiaffoni e andare via. È una ferita che resta aperta per sempre. Quel senso di vergogna non può essere lavato via. E questo è il dramma della mia vita”, conclude Gina.


Articolo uscito su Grazia e Libero, maggio 2018

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